IL RISCHIO RADON NEGLI AMBIENTI DI LAVORO: NORMATIVA E STRATEGIE DI PREVENZIONE

Valutazione, misure e prevenzione del rischio radon nei luoghi di lavoro secondo il D.Lgs. 101/2020 e norme tecniche di riferimento.

Cos’è il radon e perché è pericoloso

La presenza di gas radon negli edifici rappresenta uno dei principali fattori di esposizione a radiazioni ionizzanti per la popolazione e per i lavoratori.

Si tratta di un gas radioattivo naturale, incolore e inodore, che deriva dal decadimento dell’uranio presente nelle rocce e nei terreni. Può infiltrarsi negli edifici attraverso fondazioni, giunti strutturali e impianti.

Negli ambienti confinati, soprattutto nei locali interrati o seminterrati, il radon può accumularsi fino a raggiungere concentrazioni significative.

L’esposizione prolungata è associata a un aumento del rischio di tumore polmonare. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo identifica infatti come la seconda causa di carcinoma polmonare dopo il fumo.

Normativa di riferimento sul radon

In ambito occupazionale, la gestione del rischio radon è disciplinata dal D.Lgs. 101/2020, che recepisce la direttiva 2013/59/Euratom.

La normativa introduce un sistema strutturato di:

  • prevenzione
  • monitoraggio
  • intervento

Inoltre, impone ai datori di lavoro specifici obblighi di valutazione e controllo.

Successivamente, il D.Lgs. 203/2022 ha chiarito alcuni aspetti operativi.

Origine del radon e modalità di ingresso

Il radon si genera naturalmente nel sottosuolo dal decadimento del radio.

Una volta formato, può infiltrarsi negli edifici attraverso:

  • fessure nelle fondazioni
  • giunti tra pavimento e pareti
  • passaggi impiantistici
  • cavedi e intercapedini
  • materiali da costruzione

La concentrazione dipende da diversi fattori, tra cui:

  • permeabilità del terreno
  • tipologia costruttiva
  • ventilazione
  • condizioni climatiche

Luoghi di lavoro soggetti a obbligo

La normativa individua specifici ambienti in cui è obbligatoria la misurazione:

  • luoghi sotterranei
  • locali seminterrati o al piano terra in aree prioritarie
  • stabilimenti termali
  • attività indicate dal Piano Nazionale Radon

Le aree prioritarie sono quelle in cui almeno il 15% degli edifici può superare i 300 Bq/m³.

Come si misura il radon

La concentrazione di radon si misura in Bq/m³.

Le misurazioni vengono effettuate tramite dosimetri passivi, installati per lunghi periodi.

Per garantire risultati affidabili:

  • le analisi devono essere svolte da laboratori accreditati (UNI CEI EN ISO/IEC 17025)
  • la durata è generalmente di un anno

Questo consente di considerare anche le variazioni stagionali.

Cosa fare se si superano i limiti

Se il livello supera i 300 Bq/m³, il datore di lavoro deve intervenire.

Le principali soluzioni sono:

  • miglioramento della ventilazione
  • sigillatura delle fessure
  • depressurizzazione del suolo
  • barriere anti-radon
  • adeguamenti costruttivi

Successivamente, è necessario verificare l’efficacia con nuove misurazioni.

Se i livelli restano elevati, si valuta la dose annua.
Oltre i 6 mSv/anno, i lavoratori devono essere classificati come esposti.

Integrazione nel DVR

La valutazione del radon deve essere inserita nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).

È necessario considerare:

  • caratteristiche dell’edificio
  • utilizzo degli ambienti
  • mappe regionali

Il coordinamento tra datore di lavoro e esperti è fondamentale.

Prevenzione in fase progettuale

La prevenzione è più efficace se avviene in fase di progettazione.

Le principali soluzioni sono:

  • membrane anti-radon
  • intercapedini ventilate
  • drenaggi
  • predisposizione di sistemi di aspirazione

Queste tecniche riducono il rischio di accumulo.

Conclusione

La gestione del rischio radon richiede un approccio integrato che coinvolga aspetti tecnici, normativi e gestionali.

Solo attraverso misurazione, intervento e verifica è possibile garantire ambienti di lavoro sicuri e conformi alla normativa.

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